True Blood Italia – archivio

Come nasce la sceneggiatura di True Blood?

Pubblicato in News da Francesco il 25 Gennaio 2009

Ralle Tucker, in passato sceneggiatrice di Supernatural, ora scrive per True Blood e ha rilasciato (un po’ di tempo fa) una lunga e interessante intervista al sito Sequential Tart.

Di seguito la traduzione italiana:

Come si comporta il team di autori di True Blood nell’adattare la serie dai libri?

Siamo fortunatissimi, perché Charlaine Harris ha creato un universo molto vasto, con un sacco di personaggi. Ed è riuscita a mantenerli vivi per 8 libri.

Nell’adattare il primo libro abbiamo cercato di onorare Charlaine e i fan dei libri, ma senza impedire alla serie di prendere vita per contro proprio. Le differenze tra serie e libro sono principalmente nei personaggi secondari. Nei libri c’erano già, noi dovevamo soltanto dar loro delle storie.

Ed è quello che succede quando chiudi Alan Ball e cinque sceneggiatori in una stanza per mesi: un po’ di ciascuno di noi finisce in un determinato personaggio. So che a molti fan del libro potrebbe non piacere la cosa, ma credo che la scrittura migliore sia quella che deriva da esperienze personali.

[...]

Un argomento che viene fuori molto spesso è il paragone con Twilight. Proprio come ogni libro fantasy per ragazzi viene paragonato a Harry Potter, ogni storia con protagonisti un’umana e un vampiro deve essere paragonata a Twilight? Molta gente esita a guardare True Blood proprio per questo.

Non voglio togliere nulla a Twilight, ma Dead Until Dark (il libro su cui si basa la prima stagione di True Blood, n.d.t.) è uscito anni prima che si sapesse anche soltanto chi fosse Stephenie Meyer (l’autrice di Twilight, n.d.t.).

Twilight è piacevole, ma i libri di Charlaine Harris sono molto più dark, sexy, bizzarri. L’ambientazione e il sottotesto politico vengono utilizzati per esplorare temi abbastanza complessi. Sono libri per un pubblico maturo – sono favole per adulti. [...]

Qual è l’approccio giusto per catturare lo spirito gotico-meridionale della serie?

Onestamente, non ne ho uno. Non ho trascorso moltissimo tempo nel Sud. [...]

In fase di scrittura Alan Ball ci ha suggerito di guardare un fantastico documentario: Searching For The Wrong-Eyed Jesus. (Che ha poi ispirato la sigla di apertura della serie e dato via a una polemica che accusa la sigla stessa di plagio, n.d.t.). Guardandolo ho capito in che modo Alan voleva impostare il tono dello show. Anche la musica è molto importante – il titolo di ogni episodio è tratto da quello di una canzone. Non ho mai lavorato in questo modo, ma imparare letteralmente il suono della serie mi ha aiutato a immegermi nel suo mondo.

Ma alla fine credo che il ’southern gothic’ sia solo uno degli elementi di True Blood. E’ in parte una storia romantica-sovrannaturale, in parte una sorta di Twin Peaks allucinato. Alcuni credono che sia una continuazione della meditazione di Ball sulla morte. Altri un’oscenità con effetti speciali. Io cerco di non pensarci troppo. Se hai personaggi e storie ben delineate, il tono viene da sè.

E’ stata coinvolta nel marketing virale che ha preceduto la messa in onda?

Vorrei potermi prendere dei meriti. Invece è stata tutta opera di Alan Ball, HBO e Campfire.

Da scrittrice devo dire, però, che è stato bello far parte di un progetto così atteso e sostenuto. Di solito non mi succede. [...]

Nel passato il vampiro veniva usato come metafora perché non era permesso l’uso di sesso e violenza. Ovviamente, il fatto di essere su HBO elimina queste restrinzioni. Cosa rende ancora valido, secondo lei, l’utilizzo dei vampiri come metafora in un periodo in cui è possibile parlare di sesso e razzismo in maniera diretta?

Avere la possibilità di parlare di determinati argomenti apertamente non significa che la gente voglia sentirli. Penso che la serie Tell Me You Love Me, sempre della HBO, sia un ottimo esempio. Si può amarla o odiarla, ma rimane una dei prodotti più crudi, onesti e sinceri sul tema della sessualità che io abbia mai visto. Penso che questo sia uno dei motivi per cui gli spettatori si sono tirati indietro – era doloroso seguirla e rischiavi di deprimerti se ti relazionavi alle storie e ai personaggi (cosa che io ho fatto). Non c’era nessun divertimento, nessuna fantasia. E, ammettiamolo, la distrazione è una delle cose che cerchiamo quando accendiamo la TV.

Questo è uno dei problemi che cerco di superare qualsiasi cosa scriva: dire qualcosa di importante, parlare di un argomento che mi sta a cuore senza deprimere a morte me stessa e gli spettatori. E’ un equilibrio difficile da raggiungere e personalmente credo che True Blood si avvicini a esso più di qualunque altro prodotto televisivo per via della sua natura – gli elementi sovrannaturali e l’humor bizzarro – che ci impedisce di prenderci troppo sul serio. Ma la sensibilità di Alan è sempre molto profonda. Ci spinge sempre a guardare in fondo, a pensare fuori dalle convenzioni, a mettere in dubbio la moralità dei personaggi e la nostra. Penso che questo sia ciò che più mi piace del mio lavoro in True Blood.

Quindi non saprei dire se una storia sui vampiri è ancora valida di questi tempi, ma so che è divertentissima da scrivere. E se si è alla ricerca di un significato più profondo, ci sono determinati momenti nello show che lo offrono… solo che saranno circondati da corpi nudi e canini. Forse questo vuol dire essere superificiali, ma non mi faccio nessun problema a riguardo.

[...]

Qual è la cosa che la diverte di più lavorando in True Blood?

L’intero compito è un sogno diventato realtà. Alan Ball è il motivo per cui ho iniziato a scrivere in TV. Prima di Six Feet Under non credevo che la TV potesse essere arte. Six Feet Under ha cambiato tutto per me. E credo che abbia cambiato anche le storie che è possibile raccontare su uno schermo.

Quando due anni fa ho scoperto che Alan Ball voleva adattare i romanzi di Charlaine Harris ho iniziato a leggerli e a fantasticare su come adattare questa o quella scena. Ed era un esercizio molto masochista, perché ero sotto contratto per lavorare in Supernatural, sulla CW, che è quanto di più lontanto dalla HBO possa esistere… Non mi ero affermata come autrice indipendente e quindi era molto rischioso.

Ma quando ricevetti una chiamata da Alan Ball, che aveva letto uno dei miei script, e voleva parlare di True Blood, feci salti di gioia.

Non mi sono mai impegnata così tanto lavorando in una serie. E non ho mai amato così tanto farlo. Sto vivendo il mio sogno.

E posso trascorrere ore a cercare su google modi di dire meridionali tipo “It’ll last about as long as a fart in a whirlwind.” O “As confused as a cow on astroturf.” Non ci credo che posso scrivere dialoghi del genere. Il mio lavoro è troppo divertente per essere legale.

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Alan Ball lavora sui nuovi episodi di True Blood

Pubblicato in News da Francesco il 16 Ottobre 2008

Dopo il successo dei primi episodi, Alan Ball torna a parlare di True Blood (e di Towelhead) in un’intervista per il sito Moviehole, affermando di essere al lavoro sulle sceneggiature degli episodi della seconda stagione della serie.

Ho sentito che True Blood sta andando abbastanza bene, vero?

Sì, sono molto entusiasta. Sono felice di vedere un responso positivo da parte della gente.

Ho letto molti commenti del tipo “Il primo episodio era abbastanza buono, ma quelli successivi sono fantastici – ora sono veramente preso!”

Oh.

Personalmente, credo che funzioni perché è assolutamente originale.

E’ quello che ho pensato io leggendo i libri. E’ un mix assolutamente originale e ci sono un sacco di cose che mi sono piaciute. C’è una storia gotica-romantica, ma probabilmente non mi sarebbe piaciuto se ci fosse stata solo quella. Invece c’è molto sesso, c’è violenza, c’è un serial killer, il tutto ambientato in questo mondo assurdo in cui vampiri reclamano pari diritti. E poi ci sono i cliffhanger vecchio stile. E’ davvero, davvero divertente lavorarci.

E anche il cast è ottimo. Anna Paquin è straordinaria!

E’ stata decisamente un’ottima scelta. Per fortuna ha accettato di lavorare in TV! Quando il direttore del casting mi ha chiesto “Ti interessa Anna Paquin?” io ho risposto “Sì, certo, ma a lei interessa questo lavoro?”. E le interessava. Riesce davvero a dare un’anima allo show. [...]

A cosa stai lavorando in questo periodo?

Sto preparando la seconda stagione di True Blood. Lavoro con gli sceneggiatori ogni lunedì. E ho anche due script originali, scritti durante gli ultimi anni, che potrei decidere di portare avanti. Mi piacerebbe dirigere uno e produrre l’altro. Sto anche pensando di aprire una casa di produzione. Ma non è nulla di definitivo.

Vedremo qualche attore con cui hai già lavorato ricomparire in True Blood?

Da Towelhead vedremo Lena Collin (Thena), poi c’è Carrie Preston (Arlene) e compare anche il professore di francese. Chris Messina, che era sia in Six Feet Under che in Towelhead, avrà un piccolo ruolo (Barry). E’ una cosa che faccio spesso comunque, quella di richiamare vecchi attori con cui ho lavorato, se mi piacciono e se sento che il ruolo è adatto a loro.

L’intervista completa (in inglese) è disponibile su Moviehole.

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L’affresco della serialità: True Blood e Mad Men

Pubblicato in News da Francesco il 3 Ottobre 2008

Il Manifesto dedica un articolo alla serialità americana, parlando delle produzioni delle reti via cavo, e concentrandosi in particolare su due degli esempi più interesanti degli ultimi anni: Mad Men e True Blood.

Di seguito, un estratto riguardante True Blood:

America ieri e oggi, l’affresco della serialità

[...] Mad Men, che qui è all’inizio della seconda stagione, è prodotta da Matthew Weiner e Scott Hornbacher già produttori associati sui Sopranos e formatisi quindi alla scuola di David Chase, parte cioè di un gruppo di autori/produttori (che oltre a Chase comprende Alan Ball, e David e Michael Kelley) che non saranno forse i Dickens e gli Hugo, ma i cui lavori per il piccolo schermo hanno l’impatto pervasivo sulla cultura e sulla «narrativa collettiva» propria a suo tempo della grande letteratura popolare. Parliamo qui oltre ai Sopranos, di Big Love, la soap sulla famiglia poligama mormone di Will Sheffer e Mark Olsen, e Six Feet Under di Alan Ball, cronaca di angst contemporanee attraverso le vicende della famiglia Fisher e della loro azienda familiare di pompe funebri, personaggi che brancolano in una nebbia esistenziale tragicomica degna di Raymond Carver. In comune i serial tragicomici di questa generazione hanno insomma la colorazione «letteraria» e l’uso di ambientazioni specifiche per approfondire in modo non casuale e «adulta» l’esperienza americana, come sta facendo da un paio di settimane a questa parte l’ultima creazione proprio di Ball: True Blood, una fiction molto pulp e southern gothic ambientata nel profondo della Louisiana in un presente in cui i vampiri sono «out» come minoranza etnico-sessuale e lottano per l’emancipazione contro teocon e bigotti sudisti. Una trama neo-melò che rammenta l’atmosfera di Twin Peaks ma in cui nessun riferimento politico alla modernità americana è casuale. L’altro ingrediente di Blood è il sesso, abbondante anche nella varietà inter-razziale fra umani e vampiri, d’altronde la provocazione sessuale è una specialità di Ball il cui lungometraggio Towelhead attualmente nelle sale scandalizza con una trama attorno ad una adolescente che esprime una precoce sessualità in rapporti con uomini adulti. [...]

L’articolo completo, scritto da Luca Celada, è disponibile a questo indirizzo.

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Lunga intervista ad Alan Ball

Pubblicato in News da Francesco il 10 Settembre 2008

Alan Ball, intervistato da NewNowNext, parla di True Blood, Towelhead, Six Feet Under, omosessualità e del suo prossimo progetto: Bad Girls.

Di True Blood sappiamo ormai più o meno tutto: c’è molto sesso, molta violenza (e la cosa è piaciuta soprattutto ai campioni di pubblico maschile), ma anche una storia d’amore (cosa che invece è piaciuta al pubblico femminile).

Towelhead è invece il primo film diretto da Alan Ball per il cinema. Nessuno studio voleva realizzarlo, per via dell’argomento trattato (la sessualità di una tredicenne), che non viene comunque affrontato in maniera grafica. E la sessualità, d’altronde, secondo Ball è un argomento molto delicato, per via delle esagerazioni che si verificano in America.

Sicuramente sarebbe stato ancora più difficile realizzare il film se la protagonista o il protagonista sarebbe stata/o omosessuale. Il film sarebbe rimasto simile, ma probabilmente non si sarebbe mai riuscito a portarlo sullo schermo.

Parlando invece di omosessualità, Ball conferma che ci saranno personaggi gay in True Blood, ma non ha nessuna storia ’specificatamente gay’ in mente al momento, poichè ne ha già raccontata una in Six Feet Under (con i personaggi di David e Keith) e sente di aver detto quello che doveva dire sull’argomento. Sia Towelhead che True Blood, comunque, hanno una sensibilità gay.

Interessanti le informazioni su Bad Girls, una nuova serie che Ball sta realizzando sempre per HBO. Il progetto gli è stato proposto da due autori che lavorano anche in True Blood (tra cui Nancy Oliver, giù presente nello staff di Six Feet Under) ed è basato su una serie inglese abbastanza esplicita nei contenuti. Ma Ball assicuta che non intende assolutamente ammorbidirla.

Si parla poi di Six Feet Under, di come a Ball non manchi più di tanto, semplicemente perché girando gli ultimi episodi ha avuto modo di trascorrere il proprio periodo di lutto per la fine della serie. Ha un moto di nostalgia, ogni tanto, quando vede delle immagini tratte dalla serie, o sente delle musiche, ma è un capitolo chiuso (perfettamente) e ora si diverte a fare quello che sta facendo.

E infine, un aneddoto personale, sempre legato al tema dell’omosessualità: Ball fece coming-out a circa trent’anni con sua madre e lei lo pregò di non dire nulla alla sua famiglia finché non fosse morta. Poi, però, nel periodo in cui andava in onda Six Feet Under, gli disse: “Probabilmente hai fatto molto per le persone gay“. E la cosa per Alan Ball è stata molto significativa.

Il video dell’intervista è disponibile su NewNowNext.

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Alan Ball spiega True Blood

Pubblicato in News da Francesco il 12 Agosto 2008

HBO, canale di trasmissione di True Blood, intervista Alan Ball, il creatore della serie. Ecco la traduzione completa dell’articolo.

HBO: Dopo Six Feet Under, uno show sui vampiri è sicuramente un cambiamento. Cosa si possono aspettare gli spettatori da True Blood?



Alan Ball sul set di ‘True Blood’

Alan Ball: E’ basato su una serie di libri di Charlaine Harris ed è ambientato in un mondo in cui i vampiri hanno reso nota la propria esistenza agli umani, grazie all’invenzione del sangue sintetico da parte di una ditta giapponese. Quindi si sono organizzati, hanno lottato per l’integrazione e per dei pari diritti. Abbiamo il quadro generale nel mondo e poi c’è questa piccola cittadina del Louisiana, e c’è questa cameriera telepatica che lavora in un bar. Tutti credono sia pazza. Per via della sua abilità non ha una vita sociale, fino a quando incontra un vampiro. E dato che tecnicamente non ha un cervello, non può sentire i suoi pensieri. Per la prima volta nella sua vita può rilassarsi e aprirsi con qualcuno. E poi ci sono tanti altri personaggi. E’ uno show molto divertente. Ricordo di aver pensato “Questa è TV da guardare con i popocorn davanti, ma è per gente intelligente.”

HBO: Come ha scoperto i libri?

Alan Ball: Ero in anticipo per un appuntamento dal dentista, così decisi di andare in un negozio di libri e fui attirato dalla tagline del libro “Forse scegliere un vampiro come fidanzato non è stata un’ottima idea”. Lo lessi tutto d’un fiato, non riuscivo a metterlo giù. Mi piacque molto.

HBO: Cosa pensa che potrà piacere ai fan di Six Feet Under in True Blood?

Alan Ball: Penso che apprezzeranno la qualità delle perfomance. E’ un altro cast straordinario, che sta facendo un lavoro fantastico. Lo show è molto sexy, molto divertente. C’è  molto humor nero. Si spinge seriamente in una direzione mai vista prima in TV. Non è impegnativo come lo poteva essere Six Feet Under, ma alla fine il territorio è simile, è l’esplorazione della condizione umana… e di quella di un vampiro, dato che i vampiri non sono più umani.

HBO: Cos’è che differenzia True Blood dagli altri film e telefilm sui vampiri?

Alan Ball: Ci sono molte zone grigie; i vampiri sono del tutto simili agli umani. Nessuno è completamente buono, nessuno è completamente cattivo. C’è anche l’aspetto della sotto-cultura che si sviluppa intorno ai vampiri. Ci sono i fangbangers, che sostanzialmente vogliono soltanto fare sesso con i vampiri, dato che sembra che il sesso con loro sia ottimo. Il sangue di vampiro diviene una specie di droga. Se ingerito è come se fosse un mix di extasy e Viagra: dà molta forza. Ma è anche pericoloso e crea dipendenza. E poi di particolare c’è l’ambientazione. Non è New Orleans, non è Anne Rice. Una delle mie regole: evitare a tutti i costi la musica lirica, da opera. Abbiamo evitato assolutamente elementi barocchi. Niente stereotipi del genere sovranaturale. Niente lenti a contatto per i vampiri. Niente effetti speciali che distolgano l’attenzione dalla storia, in pratica. Agli attori voglio soltanto dare un paio di canini e farli recitare. Com’è essere immortali? Aver perso tutti gli affetti? Desiderare di essere umani?

HBO: Com’è stato dover adattare la serie dai libri, piuttosto che scrivere qualcosa di originale?

Alan Ball: Un adattamento può essere più facile per molte ragioni. Un vantaggio di cui mi sono accorto lavorando allo show è che i libri di Charlaine Harris hanno successo perché le storie funzionano in quanto tali. Sono narrati dal punto di vista di Sookie e noi ci manteniamo molto vicini a lei, creando però nuove cose per gli altri personaggi secondari. Ma molto lavoro ovviamente è già stato fatto da Charlaine Harris. Allo stesso tempo, però, credo che stiamo creando un mondo in cui è possibile prendere qualsiasi direzione. Detto questo, è ovvio che una volta iniziato devi seguire la logica dei personaggi. Arrivato alla seconda, terza, quarta stagione di Six Feet Under, non potevo decidere di far fare a un personaggio qualcosa solo perché era una bella storia da raccontare. Dovevo tenere conto della sua psicologia e attenermi a essa.

HBO: Rifare un casting per un personaggio insegna qualcosa a un autore?

Alan Ball: Credo che la televisione sia fantastica perché si impara continuamente. Lavorando sulla stessa storia ogni settimana, c’è sempre qualcosa da imparare. Io tendo ad essere attratto da materiale che, seppur non rispecchia totalmente la mia sensibilità, rimane sempre in quello stesso campo.

L’intervista originale è disponibile sul sito di HBO.

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Comic-Con 2008: reportage, foto e video

Pubblicato in News da Francesco il 25 Luglio 2008

Si è svolto ieri il pannello Comic-Con di True Blood.

Erano presenti Alan Ball, Charlaine Harris, Anna Paquin, Stephen Moyer, Ryan Kwanten, Rutina Wesley, Sam Trammell e Nelsan Ellis.

Ecco un resoconto completo dei numerosi reportage comparsi in rete in queste ore.

  • E’ stato mostrato un trailer preparato appositamente per la convention, ricco di scene (non solo dal primo episodio) e – a detta di molti – di sesso e violenza.
  • Rimangono 3 giorni di riprese e poi la stagione sarà completa.
  • La prima stagione seguirà più o meno fedelmente il primo libro della serie.
  • La relazione tra Sookie e Bill sarà il fulcro principale della serie.
  • Alan Ball promette di aver evitato clichè sui vampiri quali “luce blu, lenti a contatto, musica da opera”.
  • Ball ha sottolineato che si tratta di uno show sulle relazioni, non solo sui vampiri.
  • Ball ha già detto che non si preoccuperà molto delle reazioni dei fan, dato che non avrà tempo di andare online e vedere cosa pensano, ma rispetta sicuramente le loro opinioni.
  • Stephen Moyer cerca di rimanere sempre abbastanza immobile quando interpreta Bill, considerando che il suo personaggio non ha un battito cardiaco.
  • Ryan Kwanten, dopo aver recitato nei panni di Jason, ha ammesso di aver superato tutte le proprie inibizioni.
  • Alan Ball ritiene che non ci sia il bisogno di innestare una competizione con altri prodotti sui vampiri (Twilight).
  • Alan Ball non vuole per forza che il cast legga tutti i libri della serie. Anna Paquin, ad esempio, ha letto solo i primi tre per farsi un’idea del personaggio, mentre Stephen Moyer i primi due, ma preferito non continuare per non perdere il gusto di scoprire cos’ha in mente Ball, script per script.
  • Alan Ball sottolinea nuovamente che si tratta di uno show divertente, diverso da Six Feet Under.
  • Oltre a Ball, solo Nancy Oliver è passata dallo staff di sceneggiatori di Six Feet Under a quello di True Blood. Per ora.
  • Charlaine Harris sta scrivendo il nono libro della serie.

  • Le altre informazioni potrebbero contenere SPOILER.

  • Nella prima stagione non scopriremo il motivo della telepatia di Sookie. Probabilmente verrà rivelato durante la seconda stagione.
  • Sookie è vergine per via della sua abilità.
  • LaFayette gestisce un sito gay a carattere pornografico. E Charlaine Harris ha detto: “La cosa mi sta bene”, provocando risate generali.
  • Ball non ha rivelato se il personaggio di Bubba comparirà nella serie oppure no.
  • Nel pilot viene menzionato l’uragano Katrina, che nel quinto libro della serie viene citato come contemporaneo. Ball ha detto che affronteranno la cosa quando e se arriveranno al quinto libro.
  • Le menadi, creture mitologiche che compaiono nel secondo libro, saranno presenti già nella prima stagione, ma per i lupi mannari bisognerà aspettare la seconda. Altre creature fantastiche presenti nella saga compariranno nella serie, o almeno, così si progetta.
  • Eric, il vampiro interpretato da Alexander Skarsgård, comparirà nel corso della stagione inoltrata e sarà parte della base preparata per la seconda stagione.
  • Il sangue dei vampiri è utilizzato come una specie di droga, ma gli effetti variano da persona a persona e non tutti sono in grado di reggerlo.
  • Charlaine Harris ha affermato che il personaggio Quinn è “un omaggio personale a Vin Diesel”. Alan Ball, tuttavia, non ha ancora in mente un attore. Ha detto che ci penserà quando sarà il momento di fare il casting.
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