Mangrovie e fantasmi: il nuovo gotico del sud
Varie: “Mangrovie e fantasmi, il nuovo gotico del sud” — un ottimo articolo di approfondimento sul sotto-genere horror in cui True Blood è iscrivibile.
True Blood: i mostri siamo noi?
Rassegna stampa: “True Blood – i mostri siamo noi?”.
“Il boom dei vampiri coi denti da latte”
Dal Corriere della Sera (17 febbraio):
Carini, innamorati, teenager: i nuovi vampiri non hanno più nulla in comune con il signore delle tenebre protagonista del romanzo di Bram Stoker di cui l’editore americano Norton ha appena pubblicato una nuova edizione con note ( The New Annotated Dracula, a cura di Leslie S. Klinger).
Intanto, hanno smesso di nutrirsi di sangue umano: così accade nei quattro romanzi della saga Twilight di Stephenie Meyer (Edward ricorre al sangue di animali), mentre in True Blood di Charlaine Harris (Delos Books; il serial tv passerà prossimamente su Fox) si cibano di sangue sintetico. Insomma, i giovani non-morti di oggi sono ragazzi come tanti, vivono in cittadine qualunque, non dormono in bare imbottite di seta. Non hanno castelli in Transilvania né titoli nobiliari. E soprattutto sono casti. Non c’è sesso tra Edward e Bella ( Twilight), così come non ce n’è tra il dodicenne Oskar e l’amica vampira Eli ( Lasciami entrare, il film di T. Anderson dal romanzo di J.A. Lindqvist, Marsilio). Dimenticare Freud.
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True Blood: Il morso è il peccato originale
Alphabet City, occupandosi del tema dei vampiri in occasione dell’uscita di Twilight, ha pubblicato un bell’articolo su True Blood dal titolo “Il morso è il peccato originale“.
Alan Ball è uno degli sceneggiatori più interessanti del panorama americano degli ultimi dieci anni e non per il suo folgorante esordio per il grande schermo, quell’American Beauty che gli è valso addirittura un Oscar per la migliore sceneggiatura. Al contrario, Ball è stato uno dei maggiori fautori della legittimazione artistica delle serie televisive, grazie a quel grande capolavoro che porta il nome di Six Feet Under, cinque stagioni vissute a casa Fisher, becchini di mestiere ed esseri umani per vocazione, che hanno letteralmente rivoluzionato il concetto stesso di serialità.
Non voglio parlarvi di una serie che abbiamo già esaminato e per la quale vi rimando al magnifico articolo del nostro Adriano Aiello che potete trovare correlato qui di fianco, ma è indubbio il fatto che senza i Fisher non sarebbe potuto esistere True Blood, prodotto solo apparentemente di genere che racchiude un’anima ben più profonda e provocatoria.
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