True Blood Italia – archivio

Mangrovie e fantasmi: il nuovo gotico del sud

Pubblicato in News da Francesco il 1 Maggio 2009

Varie: “Mangrovie e fantasmi, il nuovo gotico del sud” — un ottimo articolo di approfondimento sul sotto-genere horror in cui True Blood è iscrivibile.

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True Blood: i mostri siamo noi?

Pubblicato in News da Francesco il 24 Aprile 2009

Rassegna stampa: “True Blood – i mostri siamo noi?”.

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“Il boom dei vampiri coi denti da latte”

Pubblicato in News da Francesco il 22 Febbraio 2009

Dal Corriere della Sera (17 febbraio):

Carini, innamorati, teenager: i nuovi vampiri non hanno più nulla in comune con il signore delle tenebre protagonista del romanzo di Bram Stoker di cui l’editore americano Norton ha appena pubblicato una nuova edizione con note ( The New Annotated Dracula, a cura di Leslie S. Klinger).

Intanto, hanno smesso di nutrirsi di sangue umano: così accade nei quattro romanzi della saga Twilight di Stephenie Meyer (Edward ricorre al sangue di animali), mentre in True Blood di Charlaine Harris (Delos Books; il serial tv passerà prossimamente su Fox) si cibano di sangue sintetico. Insomma, i giovani non-morti di oggi sono ragazzi come tanti, vivono in cittadine qualunque, non dormono in bare imbottite di seta. Non hanno castelli in Transilvania né titoli nobiliari. E soprattutto sono casti. Non c’è sesso tra Edward e Bella ( Twilight), così come non ce n’è tra il dodicenne Oskar e l’amica vampira Eli ( Lasciami entrare, il film di T. Anderson dal romanzo di J.A. Lindqvist, Marsilio). Dimenticare Freud.

L’articolo completo qui.

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I vampiri vogliono essere considerati membri responsabili della società

Pubblicato in News da Francesco il 16 Dicembre 2008

Vi segnalo un articolo su True Blood di Daniela Delle Foglie, scritto per Il Foglio:

Perché oggi, l’America, per raccontarsi ha bisogno dei vampiri? Non stiamo parlando dei vampiri buoni e mormoni del fenomeno cinematografico del momento (“Twilight”), ma dei vampiri della Louisiana che popolano la nuova serie tv cult di Alan Ball. Premio Oscar per “American Beauty” nonché creatore di “Six feet under”, telefilm che ha definitivamente marcato la linea di separazione tra serialità televisiva d’autore e no.
“True blood” è il tv show di punta di questa stagione per la coraggiosa rete via cavo Hbo, che sul progetto di adattare la serie di romanzi di Charlaine Harris, “Sookie Stackhouse”, aveva puntato moltissimo, già prima della messa in onda, attraverso un’acuta e riuscita campagna di viral marketing finalizzata a incrementare l’attesa e il passaparola mediatico. [...]

Non è difficile capire come dietro a una serie che fa del trash un canone stilistico e che racconta di creature “mitologiche”, ci sia la volontà di svelare mali e problemi di un paese che non riesce a conciliare l’american dream degli stati che contano con l’incubo a stelle e strisce di quella porzione di America dimenticata da Dio.
E’ come se la televisione italiana trovasse l’espediente narrativo giusto per raccontare quelle vecchie signore che con le gambe gonfie, poggiate sulle sedie di vimini, dinanzi alla porta di casa, aspettano tra un rosario e l’altro, che l’afa si porti via anche gli affanni di una vita trascorsa nei vicoli di un paesino sperduto del nostro sud.

Potete leggere l’articolo completo a questo indirizzo.

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True Blood: Il morso è il peccato originale

Pubblicato in News da Francesco il 23 Novembre 2008

Alphabet City, occupandosi del tema dei vampiri in occasione dell’uscita di Twilight, ha pubblicato un bell’articolo su True Blood dal titolo “Il morso è il peccato originale“.

Alan Ball è uno degli sceneggiatori più interessanti del panorama americano degli ultimi dieci anni e non per il suo folgorante esordio per il grande schermo, quell’American Beauty che gli è valso addirittura un Oscar per la migliore sceneggiatura. Al contrario, Ball è stato uno dei maggiori fautori della legittimazione artistica delle serie televisive, grazie a quel grande capolavoro che porta il nome di Six Feet Under, cinque stagioni vissute a casa Fisher, becchini di mestiere ed esseri umani per vocazione, che hanno letteralmente rivoluzionato il concetto stesso di serialità.
Non voglio parlarvi di una serie che abbiamo già esaminato e per la quale vi rimando al magnifico articolo del nostro Adriano Aiello che potete trovare correlato qui di fianco, ma è indubbio il fatto che senza i Fisher non sarebbe potuto esistere True Blood, prodotto solo apparentemente di genere che racchiude un’anima ben più profonda e provocatoria.

Cliccate qui per leggere l’articolo completo.

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